Camilletti: “La musica è integrazione”

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CIVITAVECCHIA – Enorme successo per il festival della musica etnica tenutosi presso il Teatro Traiano nella serata di mercoledì 13 a cura dell’associazione “Cantiere della Musica”. Un interessante incontro tra culture che ha trascinato gli esuberanti piedi degli spettatori presenti sulla moquette rossa della sala per danzare a ritmo di musica.
Un evento importante per la città, che alla sua quattordicesima edizione può vantare ben sessanta concerti tra i festival estivi e invernali; una somma che, anche per chi non guarda ai numeri come il promotore e l’organizzatore principale della serata, il Prof. Mario Camilletti, rappresenta un traguardo a dir poco considerevole.
“Questo fa di noi una realtà ormai consolidata nel panorama culturale civitavecchiese e non potrei esserne più orgoglioso”.

Molti si chiedono come mai quest’anno vi siete allontanati dalla consueta location del Forte Michelangelo: è stata una decisione dell’associazione?

“Purtroppo abbiamo subito alcuni tagli che hanno pregiudicato la scelta della location; abbiamo quindi chiesto ospitalità al Teatro Traiano che si presentava come un’alternativa più economica relativamente al costo del palco, dell’utilizzo della corrente e altri parametri organizzativi. Tuttavia siamo felici di aver avuto questa opportunità, questo luogo ci ha già ospitati precedentemente e anch’esso si presenta come una cornice estremamente caratteristica per Civitavecchia”.

A cosa vi siete ispirati per la scelta del repertorio? Chi ha curato la programmazione artistica?

“Noi ci siamo sicuramente ispirati a delle realtà che ci sono già in Italia e che recentemente hanno visto la musica etnica e di natura popolare godere di un certo rilancio. L’idea è stata poi associata a Civitavecchia che essendo un porto dovrebbe costituire un luogo deputato all’accoglienza di altre culture. Per quanto riguarda la scelta del repertorio ci siamo affidati a un musicista romano, Ruggiero Artale, già premiato in occasione del decennale del fesrival, che ha sempre fatto questo tipo di mestiere: ha vissuto per tanto tempo in Africa, avendo così avuto la possibilità di mettere insieme un gruppo di musicisti professionisti, provenienti anche dal Teatro Nazionale del Senegal, di stupefacenti abilità e conoscenza musicale”.

Con questa tipologia di eventi intendete trasmettere anche un messaggio sociale?

“Sì, io e l’altro organizzatore Diego Spano come associazione abbiamo questa idea: è rilevante il fatto di aver invitato dei musicisti africani provenienti prevalentemente dal Senegal e dal Congo, che con l’unione di altri musicisti italiani saranno in grado di creare un clima di multiculturalità e integrazione. Siamo nell’ottica di portare la popolazione locale a comprendere la loro cultura, in quanto presto forse ospiteremo un CARA ed è opportuno cominciare a comprendere le tradizioni di questi popoli. Come professava il filosofo Platone, ‘se vuoi conoscere veramente un popolo devi conoscere le sue musiche’, ed è ciò da cui noi intendiamo partire”.

Giordana Neri

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