Beatrice Bocci, quando il Cosplay è più di una passione

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CIVITAVECCHIA – I talenti spesso non sono manifesti sin da subito: può capitare che per puro caso si scopra di avere una passione per un’attività e che inizialmente la si porti avanti senza alcuna aspettativa, per poi realizzare di volerla continuare con determinazione e costanza sempre maggiori. È così che Beatrice Bocci, una ventisettenne di Civitavecchia, ha scoperto la sua passione per il mondo del Cosplay, diventandone una figura esemplare e molto apprezzata sul territorio e non, grazie alla sua bravura e alla sua voglia di perfezionarsi continuamente.

Come ti sei avvicinata a questa passione?

“Un po’ per deformazione professionale, perché sono studentessa di architettura, un po’ grazie al convincimento di alcuni amici che mi hanno introdotto, all’inizio più per scherzo, all’ambiente dei cosplayers. E’ cominciato tutto per gioco e poi col tempo non ne ho più saputo fare a meno”.

Quale ambito prediligi tra quelli che solitamente coinvolgono l’attività del cosplay?

beatrice bocci4“Quello dei videogiochi mi appassiona molto, anche se tra i miei migliori lavori vi sono anche personaggi di film o saghe come Palpatine di Star Wars”.

Come si comincia e come si arriva poi a confezionare cosplay del tuo livello?

“All’inizio si è veramente inesperti: io ricordo alcuni lavori che adesso definirei quasi ‘imbarazzanti’, ma è normale, ci vogliono tempo, esperienza e risorse. Quando cominci magari per aiutarti guardi dei tutorial, chiedi commissioni, ti fai aiutare da chi è più esperto…poi col tempo e soprattutto con molta forza di volontà si riesce a fare un lavoro di cui ci si può ritenere soddisfatti. È soprattutto sbagliando che si arriva ad un miglioramento”.

Qual è l’aspetto che ti piace di più del fare la cosplayer?

“Sicuramente l’approccio ai materiali. Mi piace sceglierli, selezionarli con cura e adattarli alle mie esigenze. Uso tutti materiali ecosostenibili e cerco sempre di evitare gli sprechi, anche utilizzando materiali diversi pur dovendo raggiungere un medesimo risultato. Quello che mi piace maggiormente è riuscire a vedere il materiale come poliforma, nella sua più alta ed eterogenea potenzialità. Ad esempio noi siamo abituati a vedere la carta esclusivamente come supporto di scrittura o di stampa, mentre essa possiede numerosi altri impieghi; mi è capitato di realizzare un cosplay usufruendo esclusivamente di carta e di un tubo in pvc che solitamente viene utilizzato per i cavi elettrici. È questo l’aspetto più interessante secondo me, riuscire a conferire a materiali e oggetti comuni un uso più ‘nobile’ e personalizzato”.

beatrice bocciQuanto è importante secondo te l’aspetto della somiglianza col personaggio che si decide di rappresentare?

“Mah, dipende: chiaramente se l’obiettivo è raggiungere una riuscita perfetta o quasi del personaggio, allora è ovvio che la somiglianza costituisce un aspetto importante e difficilmente trascurabile. Ovviamente anche il make up aiuta moltissimo in questi casi, grazie ad esso si riesce a stravolgere i propri connotati fino a confondersi completamente con la figura che si sta impersonando. Se l’obiettivo è portare un cosplay con l’intento di divertirsi senza preoccuparsi troppo di una riuscita impeccabile, allora non occorre avere così tanti tratti in comune con il personaggio, anzi. Lo stesso vale per la forma fisica: all’interno della community io ho notato molto bullismo nei confronti di persone ritenute eccessivamente grasse o eccessivamente magre per fare determinate cose; io sono del parere che fare un cosplay sia in primo luogo una liberazione, un modo per divertirsi e sentirsi a proprio agio. Se i diretti interessati, pur non essendo in ‘perfetta forma’, si sentono bene e non hanno problemi a mostrare determinate parti di sé non vedo perché dovrebbero essere criticati per questo. A mio poi avviso poi, l’aspetto migliore è quello della condivisione: scambiarsi idee, consigli, apprezzamenti o suggerimenti, che sia tra amici o tra persone che hanno questo stesso interesse, è la parte più bella, perché ti permette di arricchirti e di andare oltre la soddisfazione personale che un buon prodotto può recarti”.

Quale cosplay ti ha portato maggiori soddisfazioni e perché hai scelto quel personaggio?

“Probabilmente il Cappellaio Matto: è un personaggio che sia esteriormente, sia da un punto di vista psicologico, mi ha sempre affascinata. Così ho deciso di farne un cosplay, ma rivisitandolo completamente: in primo luogo l’ho rivisto trasformandolo in un personaggio femminile. Mi piaceva l’idea che potesse essere una donna ad avere quelle caratteristiche e poi chiaramente lo sentivo più adatto a me, nonostante non abbia mai avuto remore ad interpretare anche personaggi maschili. Ad ogni modo, ho rivisitato completamente l’outfit rifacendomi allo stile vittoriano per la composizione dell’abito e dei suoi elementi e a quello Burtoniano per gli abbinamenti cromatici. Sono stata molto soddisfatta dei risultati perché è stato il mio primo cosplay sartoriale completo: avendolo realizzato per conto mio, ci ho messo molto tempo a confezionarlo tutto ma ne è valsa assolutamente la pena”.

Questa passione ti ha permesso di girare molto, soprattutto negli ambienti delle fiere: quale è stata l’esperienza che hai apprezzato maggiormente?

beatrice bocci2“Sicuramente quella di Lucca: è considerata la terza fiera al mondo e secondo me a livello europeo è la migliore. È organizzata benissimo e si incontrano tutti i tipi di cosplayers. Anche i ‘visitatori’ della fiera sono molto civili e rispettosi. Tuttavia non è l’unica realtà bella e ben organizzata che il nostro paese può vantare, perché accanto alle altre fiere più grandi come quelle di Roma, Napoli e Torino ci sono anche altre manifestazioni che meritano di essere considerate come una tappa annuale, mi viene in mente quella di Vinci che è carinissima e organizzata in modo impeccabile”.

Secondo te si può vivere facendo cosplay? Può diventare una professione?

“Sì, ci sono persone che vivono facendo questo. Vengono seguite da un manager che gestisce il lato social stabilendo cosa e quando pubblicare; secondo me in questo caso oltre ad essere bravi nel fare cosplay bisogna fornire anche dei contenuti utili alla community, come tutorial, recensioni o possibilità di realizzare commissioni. Quest’ultimo aspetto ad esempio, potrebbe essere una professione a sé stante e anche un modo per far rivivere l’artigianato: tra falegnami, sarti e altri tipi di manifatturieri, anche coloro che non sono pratici del mondo del cosplay potrebbero comunque farne parte come componente attiva della realizzazione pratica. Secondo me sarebbe anche un buon modo per ripristinare ‘gli antichi mestieri’ e le arti di una volta avvicinandole ai giovani”.

Per il momento e per il futuro che progetti hai?

“Per il momento finire i miei ultimi lavori e portarli a Lucca; poi ho intenzione di cominciare dei corsi dopo la laurea per perfezionarmi e acquisire un titolo formale che mi permetta anche di lavorare con e per gli altri. Quindi vorrei prendere un secondo diploma in moda presso il nostro professionale e riuscire a mettere su un’officina per la realizzazione dei cosplay, anche per averla come punto di ritrovo oltre che di lavoro. Infine mi piacerebbe, avendo molti contatti con liceo scientifico di Civitavecchia nel quale mi sono diplomata, avere la possibilità di dare vita a dei laboratori per gli studenti dei diversi istituti per permettergli di imparare a realizzare i cosplay, propri e altrui, e ad avere confidenza con un settore che è sicuramente in espansione”.

Giordana Neri

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