Al Teatro Boni l’estro geniale di Antonio Rezza

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ACQUAPENDENTE – “Il più grande performer italiano vivente con il suo teatro inclassificabile”: così La Repubblica ha definito Antonio Rezza, che arriva al Teatro Boni di Acquapendente domenica 30 ottobre (ore 17.30) con lo spettacolo “Pitecus”, come sempre scritto in coppia con Flavia Mastrella. Secondo appuntamento, quindi, per la stagione aquesiana diretta da Sandro Nardi, dopo l’ottimo successo del primo spettacolo con Lucrezia Lante della Rovere andato in scena lo scorso sabato.
“Pitecus” è uno spettacolo che analizza il rapporto tra l’uomo e le sue perversioni: laureati, sfaticati, giovani e disperati alla ricerca di un occasione che ne accresca le tasche e la fama, pluridecorati alla moralità che speculano sulle disgrazie altrui, vecchi in cerca di un’identità che li aiuti ad ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzi loro, persone che tirano avanti una vita ormai abitudinaria, individui che vendono il proprio corpo in cambio di un benessere puramente materiale, esseri che viaggiano per arricchire competenze culturali esteriori e superficiali.
“Pitecus” racconta storie di tanti personaggi, un andirivieni di gente che vive in un microcosmo disordinato: stracci di realtà si susseguono senza filo conduttore, sublimi cattiverie rendono comici ed aggressivi anche argomenti delicati. Non esistono rappresentazioni positive, ognuno si accontenta, tutti si sentono vittime, lavorano per nascondersi, comprano sentimenti e dignità, non amano, creano piattume e disservizio. I personaggi sono brutti somaticamente ed interiormente, sprigionano qualunquismo a pieni pori, sprofondano nell’anonimato ma, grazie al loro narcisismo, sono convinti di essere originali, contemporanei e, nei casi più sfacciati, avanguardisti. Parlano un dialetto misto, sono molto colorati, si muovono nervosi e, attraverso la recitazione, assumono forme mitiche e caricaturali, quasi fumettistiche.
Caratteristica fondamentale degli spettacoli di Rezza sono i quadri di scena, che conferiscono allo spettacolo un linguaggio figurativo in cui si mischiano colori e parole. L’uso dei materiali si rifà all’arte povera, anche se un occhio è sempre attento alla moda ed al costume che influenzano mentalità e portamento dei personaggi. Nei quadri di “Pitecus” prevale il triangolo, figura mistica un po’ per tutte le religioni: teste spigolose fingono ragionamenti razionali, spicchi di volto incattiviscono somatismi già di per se malvagi e corruttibili. Colori usati a tinte piatte, gialli, verdi, azzurri, rossi, riportano al mondo dell’infanzia, alle costruzioni, ai giocattoli di legno. La stoffa avvolge i personaggi completandoli: juta, seta, cotone, sintetici, plastica, li rendono opachi o scintillanti. “Pitecus” si scaglia contro la cultura dell’assopimento e della quiescenza creativa.

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