S. Marinella. “Ecco cosa succede quando il Comune è al dissesto”

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SANTA MARINELLA – Vi spieghiamo cosa succede quando il Comune è al dissesto, cioè senza un euro, come quello che è accaduto al nostro Comune amministrato dall’ex Sindaco Bacheca, dissesto confermato dal Commissario Straordinario poche settimane fa e segnalato poi agli organi di Competenza, dunque leggete con attenzione quello che succederà poi.

Il defautl del Comune è la conseguenza di una cattiva gestione della cosa pubblica, che ricade sulle spalle dei Cittadini: l’ente locale, una volta attivata la procedura del dissesto, deve, infatti, obbligatoriamente adeguare le imposte, le tasse locali, le aliquote e le tariffe di base nella misura massima prevista dalla legge. Per quanto riguarda il personale dipendente, inoltre, l’ente è tenuto a ridimensionare l’organico collocando in disponibilità gli eventuali dipendenti in soprannumero (la proporzione è di 1 dipendente per 93 abitanti). Per questi dipendenti, il ministero dell’Interno garantisce un contributo pari al trattamento economico per cinque anni.
Pessime notizie anche per i precari. La spesa per il personale a tempo determinato deve essere ridotta a non oltre il 50 per cento della spesa media sostenuta a tale titolo per l’ultimo triennio antecedente l’anno cui l’ipotesi si riferisce.
I contratti a tempo determinato per i dirigenti, le alte specializzazioni e funzionari dell’area direttiva sono risolti di diritto.
I cittadini che risiedono, invece, all’interno di un comune dissestato,subiscono l’obbligatorio aumento, per le imposte e le tasse locali di spettanza dell’ente medesimo, delle aliquote e delle tariffe di base nella misura massima consentita, nonché l’aumento dell’imposta comunale per l’esercizio delle imprese, arti e professioni sino alla determinazione massima del tributo dovuto. Fa eccezione la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani che deve comunque coprire il costo integrale del servizio. Tali misure hanno efficacia quinquennale a decorrere dall’approvazione del bilancio riequilibrato”.

La tegola più pesante che si abbatte sulla testa dei cittadini riguarda. però, i servizi a domanda individuale (mense scolastiche, case di riposo, scuolabus, ecc.), Per questi l’ente in dissesto è tenuto ad approvare tariffe che assicurino la copertura del 36% dei costi complessivi dei servizi con i soli proventi degli utenti.
Gli amministratori che la Corte dei Conti riconosce responsabili, anche in primo grado, dei danni cagionati con dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del dissesto finanziario, non possono ricoprire, per un periodo di dieci anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati, qualora la Corte, valutate le circostanze e le cause che hanno determinato il dissesto, accerti che questo è diretta conseguenza delle azioni od omissioni per le quali l’amministratore è stato riconosciuto responsabile.
I sindaci e i presidenti di provincia ritenuti responsabili, inoltre, non sono candidabili, per un periodo di dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonché di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo.
Ecco ricordatevi di questi signori, quando andrete a votare per il ballottaggio il prossimo 24 Giugno, tra Tidei, e Ricci,quest’ultimo trascina tutti quelli legati al dissesto!!!!

 

Uniti per cambiare con Tidei

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