Ladispoli. “Esiste un’altra città, che non vuole Piazza Almirante”

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LADISPOLI – E’ stato importante dare un segnale. Esiste un’altra Ladispoli che non condivide la scelta di Piazza Almirante e soprattutto in quel luogo nuovo e ampio, ma selezionato secondo una precisa regia di marketing politico, proiettato nel futuro, a vantaggio dell’Amministrazione del Sindaco Alessandro Grando. Sicuramente come la Festa patronale di San Giuseppe, l’indirizzo della piazza, seconda per grandezza a Ladispoli, figurerà nell’agenda delle iniziative per il pubblico. Ringraziamo i cittadini/e che hanno accolto l’invito a partecipare al “Presidio democratico” di sabato 16 in Via dei Fiordalisi, nel nome della storia repubblicana e della Costituzione Italiana che è antifascista. Tantissime persone e tante testimonianze che si sono avvicendate al microfono. Una risposta corale a quella intitolazione che si è svolta, come da copione, secondo il classico rituale della destra profonda e nostalgica: tono retorico/apologetico e l’immancabile saluto d’ordinanza a braccio teso immortalato dalle foto. Eravamo in tanti per dimostrare che c’è un’altra Ladispoli che non dimentica il passato, che non dimentica la storia, che è immune alle operazioni di lifting del profilo politico di un uomo che dietro l’immagine in doppiopetto e perbenista, come gli imponeva l’Italia democratica e liberata dal nazifascismo, celava la vera natura ideologica, mussoliniana, di cui era fedelmente erede: “Noi siamo quelli di sempre”. Una domanda ci sorge spontanea come ANPI: Con quale animo, con quali parole il Sindaco Grando dovrà, per compito istituzionale, commemorare la Festa della Liberazione il 25 aprile dopo aver intitolato una piazza a Giorgio Almirante, sostenitore delle famigerate Leggi Razziali del 1938 ed ex Repubblica di Salò? Ringraziamo tutti coloro che hanno sostenuto il “Presidio democratico” (Comitato NO Piazza Almirante, la comunità ebraica, le forze politiche e sindacali, le associazioni, la rete studentesca) e le Forze di Pubblica Sicurezza che hanno garantito lo svolgimento delle due manifestazioni a distanza di qualche centinaio di metri l’una dall’altra. Manifestazioni avvenute in una fetta del quartiere blindato, e mai a memoria d’uomo una intitolazione a Ladispoli, di natura politica bipartisan di cui è piena la toponomastica cittadina, si è svolta in quelle condizioni. L’ANPI nazionale si è mosso con il proprio avvocato per chiedere alla Prefettura la revoca dell’intitolazione e si andrà fino in fondo per vie legali. Quello del 16 marzo scorso è stato un sabato “nero” che non avremmo mai voluto vedere ma che abbiamo affrontato civilmente, con i nostri valori, con i nostri simboli, col nostro fiore rosso della libertà. “Il fiore del partigiano morto per la libertà”, rammentando le parole di un martire ferrarese: “Se è notte farà giorno”.

Sezione ANPI Ladispoli Cerveteri Domenico Santi

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