Capping a cupinoro: “Ma sotto c’è una bomba”

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BRACCIANO – Il progetto di copertura (capping) della discarica Cupinoro, elaborato dalla società partecipata, Bracciano Ambiente, ha infine ricevuto l’approvazione della Regione Lazio, scatenando la reazione del Movimento Fermiamo Cupinoro secondo cui tale progetto prevede il rimodellamento delle sponde di una parte della discarica attraverso l’abbancamento di 25.000 tonnellate di rifiuti trattati. Per evitare che la discarica “esploda” con il seppellimento dei rifiuti, il Movimento sottopone al Sindaco di Bracciano, Giuliano Sala, otto domande dalle quali si aspetta  risposte puntuali e urgenti:

Perché il sindaco Sala, responsabile della salute pubblica nel suo territorio, prima di chiudere una discarica, con i precedenti di Cupinoro non ha mai fatto eseguire un’indagine ambientale approfondita, per verificare cosa sia stato sversato negli anni e non ha provveduto alla bonifica? Considerato che Cupinoro è stata gestita dal 1991 al 2004 dalla società privata SEL (Servizi Ecologici Laziali) e che l’ex amministratore è stato arrestato e condannato nel 2013 a 7 anni di prigione per bancarotta fraudolenta, come è possibile che per oltre 10 anni abbia potuto agire indisturbato nel nostro territorio senza che nessuno (Comune e Regione) si sia preoccupato di controllare il suo operato e le garanzie fidejussorie? Come mai solo nel 2014 è stato reso noto che la Bracciano Ambiente ha dovuto utilizzare fondi per la gestione post operativa del vecchio invaso non di sua competenza? Perché nessun Consiglio di Amministrazione della Bracciano Ambiente ha mai verificato tale situazione e riportato nei verbali tale criticità? Per quale motivo la Regione Lazio ha destinato 10 milioni di euro al Comune di Bracciano per Cupinoro, senza però vincolarli alla bonifica e messa in sicurezza della discarica? Tale ingente somma dovrà essere destinata alle indagini ambientali e alle conseguenti azioni di risanamento. Parliamo di analisi serie e imparziali per far sì che i risultati siano assolutamente affidabili e non contraffatti”.

E ancora: “Cosa è stato fatto per il problema delle falde sotterranee, già evidenziato più di 20 anni fa ad ACEA per eventuali interconnessioni tra le falde del bacino idrico del lago con quelle sotterranee di Cupinoro? ACEA si era anche resa disponibile per eseguire un’indagine – continua – poichè si tratta di una questione di primaria importanza che riguarda la salute dei cittadini del territorio e di Roma. Perché l’intero Consiglio dell’Università Agraria non ha espresso un parere in merito al progetto di capping, come richiesto dalla Regione Lazio? Se la Bracciano Ambiente fallisse sarebbe costretta al ripristino ambientale dell’intera area, in qualità di proprietario dei terreni, di cui alle dichiarazioni in conferenza dei servizi del sindaco di Bracciano. Perché utilizzare rifiuti, e non terra, per rimodellare le pareti della discarica? Perché non sono state previste verifiche sui materiali sversati e sull’eventuale presenza di rifiuti tossici o radioattivi in profondità, come invece prevedono i più moderni protocolli per la messa in sicurezza delle discariche? Fra qualche anno – argomenta – con il processo di macerazione dei rifiuti e le estrazioni di percolato, le parti non rimodellate potrebbero presentare lo stesso identico problema”.

E infine: “In che condizioni versa il substrato della discarica: strato di argilla, tubi ispezionabili per il controllo del percolato, teloni ecc.? Il Movimento conclude in questo modo: Visto che l’ammontare dei rifiuti abbancati nel corso dei vari anni è aumentato vertiginosamente, è presumibile che il substrato stesso non versi in buone condizioni; a nostro parere ciò dovrebbe essere prioritariamente controllato e analizzato dagli organi competenti, ancor prima di procedere al capping.”

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