E’ tempo di brindare

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CIVITAVECCHIA – Durante il periodo natalizio, sentiamo la necessità di condividere con chi amiamo, la festa che è dentro di noi. Per i nostri  augurali “cin cin” con calici di vino bianco spumeggiante, il panorama su cui orientarsi è veramente ampio. Champagne, Franciacorta, Prosecco, sono sole alcune tipologie tra le diverse denominazioni riferite al metodo classico e charmat. Tra queste non bisogna dimenticare lo Spumante Italiano più conosciuto all’estero: l’AstiSpumante. Una piccola DOCG di eccellenza che tocca le vigne più vocate di 23 comuni del Moscato d’Asti. Un’area di colline e vigne intorno a Canelli, zona ad alta vocazione per la coltivazione dell’uva moscato bianco e “core zone” Unesco tutelata come Patrimonio dell’Umanità. L’altra faccia della Langa piemontese, quella raccontata da Cesare Pavese con le descrizioni più struggenti.

Discendente diretto della famiglia degli AnatheliconMoscathon dei Greci e degli Apianae dei Romani, descritti già nell’antichità da Columella e Plinio, il Moscato Bianco detto appunto anche di Canelli, esprime la sua più spiccata personalità aromatica e la sua fresca dolcezza. Dopo tanti secoli, a partire dalla fine del 1800, la produzione in versione tranquilla lascia spazio e notorietà ad un vino rifermentato in bottiglia. Nasce lo spumante grazie all’impresa pionieristica di Arnaldo Strucchi e Carlo Gancia che dette origine così ad una grande dinastia vinicola e ad un fenomeno importante sotto il profilo socio-economico di tutto quel territorio piemontese. Nel 1900 lo sviluppo tecnico, l’incremento dell’uso del freddo e il perfezionamento della tecnica della rifermentazione in autoclave, accrebbero la produzione e le esportazioni in tutto il mondo: una vera e propria industria dell’Asti Spumante, che ha avuto il merito di scardinare i mercati internazionali, ma ha causato poi nel tempo uno svilimento del prodotto, collocato soprattutto nella grande distribuzione.  Per fortuna oggi si respira aria di riscatto. Da pochi decenni, sono le piccole cantine, nate e cresciute parallelamente ai colossi, a proporre la qualità e il valore del migliore moscato.  Frutto di in impegno assiduo in vigna, di un’impeccabile tecnica di vinificazione e di una felice interpretazione delle annate, il prodotto finale è un vino ottimistico adatto alle piccole e alle grandi occasioni.  Sempre più frequentemente componente di gradevoli cocktail e long drink, anche grazie al moderato tenore alcolico,  si rivela ottimo come dissetante estivo all’ora del tè. Insostituibile  al momento del dessert  per crostate e torte alle nocciole, tartetatin, budini di riso o agli amaretti,  non teme confronti  con i dolci classici del natale: panettone e pandoro.

Perciò per chiudere in bellezza il vecchio anno e salutare il 2018 facciamo un brindisi anche noi con una perla dell’enologia italiana, che tutto il mondo ci invidia.  

 

Maria Cristina Ciaffi

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